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LAZZARO RISORTO
E’ questo il tema di sabato 17 marzo al Monastero di Montebello

 

Dopo “Marta e Maria” e “Maria di Magdala” dello scorso anno si conclude la trilogia che gli Amici di Montebello hanno dedicato ai tre fratelli di Betania  nella cui dimora si fermava il Santo di Israele, per riprendere fiato tra amici dalle difficoltà che gli causava gran parte del suo popolo che non lo riconosceva come l’Atteso dalle Nazioni, il Messia. E’ dal 1980 che Montebello ha ricominciato ad essere un luogo di incontri spirituali come lo era stato nei primi 500 anni della sua storia. Si cominciò in quell’anno per ricordare i 600 anni della sua Fondazione e per i primi 15 anni era stato Sergio Quinzio l’animatore degli incontri annuali e dopo l’anno della sua scomparsa, il 1996, i temi da lui trattati nei suoi libri sono stati messi al centro della riflessione degli Amici di Montebello. Come appunto Lazzaro Risorto di cui si parlerà sabato 17 con inizio alle ore 9,30. Tra i relatori Piero Stefani parlerà del significato della risurrezione di Lazzaro, Daniele Garota sulla risurrezione dei corpi, Theo Kneifel farà un’analisi storica critica dei Vangeli sull’argomento. Tra gli altri relatori, padre Alberto Simoni, domenicano, fra Eliseo Grassi, servita, don Luigi Verdi predicatore,  animatore della Comunità di Romena in quel di Arezzo, Piergiorgio Cattani redattore della rivista Il Margine. L’animatore di Montebello, Gino Girolomoni si occuperà di Lazzaro, personaggio storico, figura misteriosissima di cui non si sa nulla della  vita dopo il miracolo della sua risurrezione. Girolomoni, appassionato di archeologia, sulle tracce di Lazzaro, metterà insieme le visioni delle mistiche cristiane confermate dall’archeologia, come la recente scoperta dagli scavi di Magdala da lui visitati in diverse occasioni e nelle quali padre Stefano de Luca che dirige gli scavi per la Custodia di Terra Santa ha trovato un laboratorio in cui si produceva zucchero di canna. Ebbene, Caterina Emmerich nelle sue visioni sulla vita di Maria la Santissima aveva appunto descritto all’inizio dell’ Ottocento una tale rarissima e impensabile attività nella città sul Lago di Galilea.  Girolomoni ricorderà poi altri casi clamorosi in cui le visioni delle mistiche sono stati confermati dall’archeologia: la palestinese Mirjam Baouardy proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II nelle sue visioni “vide” il luogo della cena di Emmaus, fece acquistare il terreno dalle sue sorelle nell’Ottocento e negli scavi effettuati negli anni settanta del secolo scorso emersero tre chiese nello stesso luogo e una pietra con la scritta Nicopolis che era il nome della città nel primo secolo della nostra era. Maria Valtorta descrive un’attività nella fattoria di una delle pie donne che seguivano Gesù di lavorazione di essenze di rose, confermata in quel luogo dall’analisi molecolare effettuata da università americane . Alle citate relazioni seguiranno interventi di Massimo Iiritano, Nino Santarelli, Pierfrancesco Fattori, Giancarlo Marinelli e Anna Quinzio e il dibattito fra i partecipanti sempre molto ricco e stimolante.

 

QUESTO  CONVEGNO NON HA POTUTO ESSERCI, GINO, AL QUALE SI DEVE QUESTO INVITO, E' MORTO IMPROVVISAMENTE IL GIORNO PRIMA. SUL SIGNIFICATO DI TUTTO QUESTO SI DEVE COMUNQUE PENSARE: LA VITA NON E' NOSTRA.

CERTAMENTE SIGNIFICATIVO E' QUESTO ANNUNCIO AGLI AMICI DI PIERO STEFANI, UN AMICO  FRATERNO DELLA PRIMA ORA DI MONTEBELLO:

 

    "Si doveva salire sulla collina di Montebello per parlare di Lazzaro uscito dalla propria tomba a motivo di una voce che lo chiamava di nuovo alla vita. Quella parola imperativa non si accontentò della risurrezione dell’ultimo giorno:  voleva essere fin da ora vita. Per farlo occorse che qualcuno togliesse la pietra dal sepolcro. Quando fu sciolto dal sonno della morte, Lazzaro rimase ancora avvolto da bende, il sudario era ancora steso sul suo volto. Altro sarebbe avvenuto a Pasqua. Nella notte la pietra si smosse senza intervento umano e al mattino Pietro e l’altro discepolo scorsero i teli a terra e il sudario ripiegato a parte. Videro il vuoto e credettero.
La pienezza di chi ha il potere di offrire la propria vita e di riprenderla non è ancora visibile. Anche quando ci tocca nell’intimo, la sua parola non ci pone tuttora al riparo dal tributo da pagare alla morte. Crediamo che in lui ci sia la vita, ma anche quando ci fa rivivere sperimentiamo in noi la morte. Lazzaro rianimato è lasciato andare per il cammino di un’esistenza destinata a finire di nuovo nel sepolcro. Il mattino di Pasqua non sfolgorò a Betania.
Non siamo saliti sulla collina. Non siamo andati là dove, dopo l’abbandono, era tornata la vita grazie a un umano operare rivolto alle zolle, alle pietre e ai mattoni. Non siamo giunti ai luoghi in cui l’agricoltura e la produzione biologiche resero possibile consolidare il monastero e riedificare una chiesa, ridotta a muri traballanti, per renderla scrigno di memorie e luogo di benedizione di giovani nozze.
Come è avvenuto per Tullia, anche ora lassù la morte ha colpito. Per la sua sposa fu lenta e logorante, per Gino rapida e inattesa. L’ha colto nella immediata vigilia della giornata dedicata a parlare di risurrezione in ricordo di Sergio Quinzio, l’amico e il maestro che piantò nell’animo di Gino la convinzione profonda che se i morti non risorgono vana è la nostra fede. Continuiamo a crederlo, anche in memoria di loro e anche  per il pezzo delle nostre vite sceso con loro nel sepolcro".



 

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