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Da: Chiara Giardini Inviato: 06 aprile 2007 A: Gino
Girolomoni Oggetto: La strage degli agnelli a Pasqua
“Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda ad un mattatoio e pensa:
sono soltanto animali” (T. W. Adorno).
Caro signor Girolomoni, rispondo volentieri alla Sua lettera. Le
considerazioni che Lei adduce sono per me ben note … nel 1984 mi sono laureata
con una tesi di bioetica, sui diritti degli animali, con il mio professore di
Filosofia del Diritto (fu la prima tesi in Italia su questo argomento, a quanto
mi risulta). Nel 2004, continuando e approfondendo a più largo raggio quella
originaria ispirazione e quella indelebile passione, mi sono diplomata in
Scienze Religiose con una tesi dal titolo “Negazione del Corpo, Negazione di
Senso”. Con questo lavoro, partendo dal “fenomeno” Auschwitz, tentativo di
indagare le categorie di pensiero che, fin dalle origini della civiltà
occidentale, l’ha costituita sulla sottomissione, sullo sfruttamento e sulla
subalternità di alcune “specie” viventi, come la donna, l’ebreo, l’animale.
Questa, ovviamente, non è la sede per controbattere convenientemente alle Sue
considerazioni, ma quello che posso dirLe in breve, è che il Suo discorso è, sì,
coerente in se stesso, ma contenuto in una circolarità chiusa e prevedibile, che
non lascia una breccia a una interrogazione “altra”. Mi permetto di
consigliarLe alcuni testi, se desidera approfondire l’argomento, e se desidera
consentire a se stesso di sporgersi su altri crinali, su altri orizzonti.
Accettando, così, di mettere a repentaglio quelle sicurezze tradizionali e
convenzionali che costituiscono una (purtroppo!) irrinunciabile ossatura per il
nostro pensare, per il nostro agire. Ma non consiste, forse, la dignità e
l’essenza del percorso umano (ancor più se a questo si aggiunge l’aggettivo
spirituale) nello “sfondamento” di sempre più provocanti frontiere? “Quello
che c’è di fuori, lo sappiamo soltanto dal viso animale” (R. M. Rilke). Cosa
mai vorrà dire questa frase di quel genio poetico che è Rilke? Sapeva Lei
che, secondo le ricerche di alcuni storici americani, la strada per Auschwitz
inizia dal mattatoio, e i macelli automatizzati americani hanno trovato terreno
fertile di applicazione nella Germania nazista, dove sono stati utilizzati come
modello per velocizzare e rendere efficacissimo, il processo di
industrializzazione del massacro di milioni di esseri umani? Mi chiedo, e
chiedo, se l’occidente non avesse fin dal suo sorgere trattato gli animali come
“ebrei”, avrebbe trattato poi gli ebrei come animali? Ma siamo proprio, proprio
sicuri che la ragion d’essere (biologica e teologica) della vita degli animali
ha come prima e ultima destinazione il macello? Riuscirà il problema
dello sfruttamento e del massacro degli animali ad essere un tema centrale per
il XXI secolo, come lo è stato il problema della schiavitù delle persone in
America nel XIX secolo, come molti spiriti sensibili e illuminati
auspicano? La saluto con cordialità sulle note di queste parole di Franz
Kafka (anch’egli ebreo ed anch’egli con qualche “familiarità” con gli animali):
“Penso che dovremmo leggere soltanto quei libri che ci fanno male e che ci
feriscono. Se il libro che stiamo leggendo non ci sconvolge come un colpo alla
testa, perché ci dovremmo prendere il fastidio di leggerlo? Questo libro ci
dovrebbe rendere felici? Santo cielo, noi saremmo molto più felici se non
esistesse alcun libro … Un libro deve essere come un’ascia per il mare gelato
che è dentro di noi”.
P.S. Non al posto degli animali, ma proprio attraverso gli animali, la immane
sofferenza umana del mondo ci raggiunge … Nel mio piccolo, pur avendo già un
figlio “biologico e naturale”, ho adottato due bambine indiane, che hanno fatto
fiorire la mia vita.
Libri: Charles Patterson, Una Eterna Treblinka, Editori Riuniti. Centro
di Bioetica di Genova, Filosofi e Animali nel Mondo Antico, Edizioni ETS,
Pisa. Paolo De Benedetti, E l’asina disse…, Edizioni Qiqajon. Mario
Veggetti Finzi, Il coltello e lo stillo, Il Saggiatore.
Se vuole può pubblicare il tutto sul Suo sito web.
Chiara Giardini
Da: Gino Girolomoni Inviato: 11 aprile 2007 A: Chiara
Giardini Oggetto: Risposta
Gentile signora, lei sta cingendo d’assedio le mie “certezze”. Poi ci si
mette anche il papa, dicendo che Gesù il giovedì santo non mangiò l’agnello
perché esseno. Vediamo dove mi porta la riflessione: sono preoccupato, se
dovessi dar ragione a lei finirebbe la mia carriera di allevatore e anche il
metodo di conduzione biologico sarebbe a rischio. Cosa ne penseranno i nostri
lettori?
Gino Girolomoni |