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L'agricoltura convenzionale nutre direttamente le piante in
maniera artificiale, squilibrata, pur di ottenere grandi raccolti. Ormai si può
produrre anche senza terra e senza sole: l'artificio tecnico pare sufficiente e
l'ingegneria genetica aiuta in questa direzione. L'agricoltura biologica
parte invece dai presupposti della qualità del prodotto e della salute dell'uomo
e dell'ambiente. Il suolo, anziché supporto inerte da sfruttare, viene
considerato organismo vivente con bisogni da rispettare. Tre dunque gli
obiettivi: salvaguardare la fertilità naturale del terreno, evitare forme di
inquinamento, produrre alimenti di elevata qualità nutritiva. Le aziende
agricole socie di Alce Nero Cooperativa hanno mediamente un indirizzo produttivo
cerealico - foraggero - zootecnico; alla coltivazione dei cereali (grano duro, grani
antichi, o orzo) alternano la coltivazione
di leguminose da foraggio (erba medica, favino o pisello proteico) o leguminose
da granella (ceci, fagioli, lenticchie). Questo tipo di rotazione consente sia
una corretta gestione della fertilità del terreno, che un’efficace lotta alle
erbe infestanti. L'agricoltura biologica non nasce dal nulla. Ecco chi furono
i primi difensori della terra, e i pionieri del biologico. Il primo grido
d'allarme fu quello di Rachel Carson, che nel 1962, con il libro "Primavera
silenziosa", segnalava il grave pericolo dell'uso massiccio di pesticidi e
attaccava duramente scienziati e lobby chimiche. Del resto Rudolph Steiner aveva
già, nel 1923, previsto l'inquietante fenomeno della "mucca pazza". Diceva
pressappoco così: “se si alimentano erbivori con mangimi di origine animale, le
energie che questi solitamente usano per trasformare i vegetali in carne,
troveranno in qualche modo sfogo sul loro cervello facendoli
impazzire”. Anche Konrad Lorenz, premio Nobel per la medicina nel 1973, ha
denunciato con un paio di libri la "rovina ecologica" provocata dall'uso
sconsiderato della chimica e dalla superficialità di coloro che detengono i
poteri economici e industriali, totalmente genuflessi alla logica del "tutto e
subito". In Italia abbiamo avuto, all'inizio degli anni Settanta, due
benemeriti scienziati: il professor Cesare Maltoni, per le sue ricerche in
laboratorio sulle cause e i rischi dell'inquinamento di aria, acqua e cibi. E
Aldo Sacchetti, autore di un libro davvero interessante: "L'uomo antibiologico"
(Feltrinelli). Ma non possiamo dimenticare in questo contesto, la voce di
Guido Ceronetti, che da quarant'anni denuncia il disastro: "Né fascismi né
comunismi si sognarono, nel loro delirio, di livellare i consumi alimentari e di
dare norme di ferro sugli ingredienti, i componenti, la fabbricazione, la
quantità da produrre, al punto da snaturare integralmente il prodotto. Al peggio
non c'è mai fine e l'Unione Europea si sta dimostrando portentosa fabbricatrice
di peggio. È naturale che Bruxelles e transgenico vadano insieme: è la fase
ultima, la soluzione finale". Il pioniere dell'agricoltura biologica europea
può essere considerato Sir Albert Howard, che negli anni Venti comprese i
pericoli connessi all'uso massiccio di pesticidi e concimi chimici in
agricoltura. D'altra parte già Justus von Liebig, colui che inaugurò nel 1840
l'agricoltura industrializzata, verso la fine della sua vita si pentì
prevedendone gli alti rischi. Pur vivendo in un'isola giapponese, Masanobu
Fukuoka ha suscitato grande interesse anche in Europa con il suo libro "La
rivoluzione del filo di paglia". Oltre che all'utilizzo della chimica di
sintesi, egli si oppose anche all'intervento meccanizzato in agricoltura,
proponendo una semina sui campi non arati, semplicemente ricoprendoli con pula e
paglia. Altro diffusore del biologico è Claude Aubert che negli anni
Settanta, dopo aver pubblicato un libro di grande successo, "L'agricolture
biologique" tiene, in Francia soprattutto, ma anche in Italia, numerose
conferenze. Certo in Italia molto si deve anche a Ivo Totti, che negli anni
Sessanta convertì in agricoltura biologica una grossa azienda agricola emiliana,
sulla quale aveva già lavorato a lungo da tecnico agricolo. Ormai anziano, alla
fine degli anni Settanta, Totti chiuse bottega, dedicandosi totalmente a
diffondere, presso le nascenti aziende biologiche italiane, le sue conoscenze e
le sue esperienze. Il bestiame da latte che aveva, lo acquistò la Alce Nero
Cooperativa, che stava iniziando proprio in quegli anni la sua avventura, e che
da questa eredità trasse insegnamento e riferimenti certi. |
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Da sinistra Gino Girolomoni/ L'aratura/ La trebbiatura
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