|
COLPI BASSI AL BIOLOGICO Il Salvagente, 02 gennaio
2003
Se volete sentirvi sicuri visitate le nostre aziende.
“Non conosco altri settori merceologici soggetti al processo di controllo di
filiera a cui è sottoposto il biologico”. Così Gino Girolomoni pioniere del
biologico italiano, a cui si dedica da trenta anni e (tra l’altro) responsabile
del Centro Studi Amab (rigorosa associazione di categoria) risponde ai timori
suscitati dalla vicenda di Cremona. “Il vero problema è l’importazione dai
paesi terzi, Cina, India, Est Europa (Ucraina, Romania, Ungheria), Cile,
Argentina, dove la materia prima costa meno” dice l’esperto. “Mentre in alcune
regioni italiane si fatica a vendere i cereali biologici regionali, importiamo
merce accompagnata da certificati fatti all’acqua di rose nei paesi d’origine,
che arrivano al ministero italiano e passano perché equiparati ai nostri o
garantiti da un organismo europeo, ma nessuno va a vedere come sono realmente
prodotte le materie prime sul luogo, come sono conservate nelle stive delle
navi. Perciò mi lamento di questo biologico. Avevamo altri progetti, tutelare le
razze animali, la biodiversità. Sono contento se la Finanza e i Nas scoprono gli
irregolari”.
Il timore è che ce ne siano troppi… I ladri ci sono dappertutto, ma da qui
a dire che il settore non è serio… Delle 50 mila imprese che operano nel
biologico, circa la metà vi è entrata perché c’erano i contributi europei, ma
almeno 20 mila non lo fanno per questo e continueranno a lavorare anche quando
quei soldi non ci saranno più. Oggi il biologico è dappertutto. Ma proprio
questo è il periodo più critico. Dovrà avvenire una soluzione: da una parte i
produttori del biologico che si accontentano dei requisiti minimi e dall’altra
quelli che vogliono di più, che vogliono stare sul mercato e vendere, ma senza
deviare dalla direzione originaria. Mi fido abbastanza del biologico italiano,
ma di quello sullo scaffale diffido. Quando la grande distribuzione farà le
‘isole del biologico’, con personale specializzato, dimostrerà di crederci.
Altrimenti non farà che approfittare della tendenza, replicando quanto avviene
per la pasta, il latte, il maiale, che non si sa da dove vengono.
Il consumatore è inerme contro i furbi: perché non li buttate fuori voi che
sapete? Io ho sempre curato il settore con convegni, incontri, libri, posso
solo denunciare quanto sta accadendo. Più di questo non posso fare. Le risorse
che ho mi bastano appena per le 40 famiglie che lavorano alla produzione dei
nostri prodotti.
Un consiglio pratico per essere sicuri di comprare il vero bio? Al
consumatore dico: venite a visitare le aziende agricole. Sono aperte. Uscite
dalle città, sviluppate un maggiore contatto col biologico, sostenetelo
aiutatelo. Se di un prodotto che viene dall’Argentina o dalla Cina non possiamo
sapere niente, nella campagna milanese e in quella romana si può vedere come
nasce ogni cosa: dal prodotto nel campo alla confezione.
|