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Da: Giuseppe
Sartori Inviato: giovedì 29 giugno 2006
8.03 A: Gino Girolomoni Oggetto:
Amarcord
Caro Gino Girolomoni, nel 1984 (estate!!!) sono venuto a trovarvi con un
gruppo di ragazzini per cui organizzavo le vacanze; all'epoca avevo appena
finito di insegnare (baby-pensione) in quanto della burocrazia asfittica e
idiota di questo paese non ne potevo più. A scuola avevo avuto esperienze
entusiasmanti, raccontate nell' "Erba Voglio" e in "Le mille e una scuola"; ora
organizzavo vacanze per bambini e ragazzini che portavo a Gubbio. Nei 1984 la
casa di Gubbio era inagibile per il terremoto e venni con il gruppo in una
casetta dalle parti di Calmazzo; un bel giorno venimmo a farti visita. Mi
ricordo bene di quell'incontro. Ormai
da anni vivo a Gubbio, dove ho una piccola azienda agricola biologica; con un
gruppo di amici questo anno abbiamo comprato un'altra azienda per produrre
sempre secondo il metodo biologico. Così ho pensato a voi (anche perché
compriamo sempre i vostri prodotti) sia per trovare un accordo per acquistare da
voi (tramite il nostro gruppo di acquisto), sia per fornirvi la nostra
produzione di grani biologici e quanto altro.
Verrò presto a trovarvi per vedere le novità di un quarto di secolo, anche se
una domanda vorrei farvela subito: che fine ha fatto il cavallino di Alce
Nero?
Un forte abbraccio - Giuseppe
Sartori
Da: Gino Girolomoni
Inviato: giovedì 07 luglio 2006 17.09 A:
Giuseppe Sartori Oggetto: Amarcord
Caro Giuseppe Sartori, mi ha fatto molto piacere risentirti dopo tanti
anni e sapere che sei riuscito a diventare agricoltore bio e che hai costituito
anche un gruppo di acquisto solidale. Intanto ti invio le modalità per
ricevere i nostri prodotti e, in attesa di rivederti, ti aggiorno sul perché non
abbiamo più l’unico “cavallino” che possedevamo. Nel 2000 abbiamo costituito
una S.r.l. con un’altra cooperativa del bolognese proprietaria del marchio
Mielizia, per andare insieme sul mercato. Abbiamo conferito i marchi ed il
fatturato ad essi relativo, nel nostro caso le vendite in Italia ed in
Giappone. La società era al 50%, con una clausola che, se entro un anno non
avessimo condiviso fini e strategie, la nostra cooperativa avrebbe potuto
recedere dal conferimento. Non siamo riusciti a condividere il progetto entro
il primo anno ed abbiamo chiesto il riscatto dei conferimenti, previsto dal
contratto. Il socio ha contestato il riscatto e siamo finiti in Tribunale, anche
per altre questioni relative alla gestione. Abbiamo sostenuto i costi dei primi
due anni di contenzioso e poi deciso di transare sull’unica soluzione che ha
trovato il consenso della controparte: “cedere la nostra partecipazione”. E qui si chiude una fase anche se in un modo da noi indesiderato. Ma la questione
continua con la comunicazione, da noi considerata non corretta, che fanno i
nostri ex soci, che tende ad informare i loro consumatori che da noi hanno
rilevato tutto e non solo il marchio: al Sana di Bologna trasmettono, nel loro
stand, immagini del pastificio, del nostro agriturismo e perfino del Monastero
di Montebello. Affermano di aver cominciato a fare agricoltura biologica nel
1974. Ora abbiamo deciso di non fornire più nemmeno la pasta, in modo da non
generare più alcun dubbio su cosa sia nostro e su cosa sia loro. Io, caro
Giuseppe, trovo assurdo che dal mondo cooperativo sia nata l’idea
imprenditoriale di separare il “cavallino nero”, da coloro che lo avevano creato
e lanciato, da una esperienza significativa di ricostruzione del modo rurale,
attraverso l’agricoltura biologica. Quando tu, Giuseppe, compri un prodotto “Alce Nero”, sappi
che proviene da qui solo la pasta, che forniremo ai nostri ex soci soltanto fino
alla fine di settembre 2006. Dopodiché quel simbolo non avrà più alcun
riferimento con le nostre produzioni, le quali si troveranno soltanto nei negozi
di prodotti biologici, con il marchio MONTEBELLO - Gino Girolomoni
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